pensieri abbandonati su fogli sottili titivillus
titivillus    
oggi voglia di essere qui, a fare questo lavoro: zero, anzi meno, molto meno, di zero. questa mattina tiravo in lungo inventando banali scuse per far tardi, tipo finisco la pagina, toh guarda due pagine ed e' finito il capitolo... poi meditavo una scusa, mal di pancia, mal di testa, termometro sotto l'acqua calda, se usati sapientamente funzionavano a scuola  e poi li bastava una firma su un foglietto dove scrivevi "indisposizione" e tutto era risolto. cerco di guadagnare tempo anche fingendo che l'acqua calda non sia ancora arrivata, che io non riesco a lavarmi con l'acqua fredda, d'estate caldina ok, non bollente, ma fredda no, la guardo scorrere dal rubinetto, l'ascolto, aspetto alla fine mi convinco e ormai scotta. poi m'incrocio con lo specchio, mezza vestita, per il sopra non manca niente, sotto manca tutto, eppure nello specchio si vede solo la maglietta un po' di pancia e appena qualche pelo, se mi abbasso di pochi centimetri sono un mezzo busto perfetto. come quelli che lavorano sempre seduti, anche alla tv prima che decidessero che i tavoli trasparenti erano fighi e che il giornalista seduto sulla scrivania e' piu' vicino allo spettatore, bastava essere a posto sopra, sotto tanto non vede nessuno e magari c'e' anche qualcuno che ti fa un giochino piacevole e perche' no? che poi in questi si pensa sempre che a finire sotto la scrivania e' sempre una donna, perche' io potrei avere un uomo? un po' di profumo e si nasconde anche l'odore di sesso. un po' di profumo e non ho piu' niente da fare. fine delle scuse. vesto anche l'altro mezzo e esco
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speranze di sole

ho pensieri sospesi nel vuoto dell'assenza di tempo, ma impressi sulla pelle, come marchi indelebili.


alla sera    giallo    aspettando il sole

conservo odore di freddo e nubi cariche di pioggia come nebbia crudele, volto lo sguardo e ha assorbito il mondo da cui sono salita. isolata nel grigio, nessun rumore, se non l'alta tensione che sfrigola imprigionata nei cavi, vie parallele che spariscono verso valle. nel grigio il dove non c'e', ma sale odore di pino che brucia nel camino e il pensiero di qualcuno che si scalda, rassicurato dai profumo della cena.
conservo il rumore del vento, che gela le orecchie, i passi che scriocchiolano e sfondano nella neve residua, scivolata violentamente giu'. il fiume impetuoso al di la' della rupe, urla appena puo' coprendo il canto di uccieli invisibili e sconosciuti, ma non sovrasta la campana della chiesetta, il rosario alle otto e mezza.
conservo il gelo sulle gambe, che s'insinua dalla giacca lungo il collo fin dentro a far tremare la schiena sudata. le gocce di acqua gelata a colpire il viso come spilli e l'esser grata a quel raggio di sole che ogni tanto arrivava. e il caldo esagerato, sorprendetemente bello nella stanza di legno e arredi rossi.
conservo la forza della distesa di un prato giallo, la delicata resistenza di un timido fiore che non osa aprirsi senza il sole. il sentiero che cambia, sabbia, sassi, neve e aghi di pino aggrappati agli scarponi bagnati li trasformandoli in pantofole pelose e nascondono il passo. il cielo azzurro e le nubi rosse. oggetti antichi, trasformati in ornamento. un sorriso e l'espressione rilassata.
conservo polenta e formaggio, noci, crepes, prosciutto e fontina, cervo e verdure, tegole e un quasi budino, frutti di bosco e panna. li conservo... che a mangiarli tutti non ce la facevo piu'.

polenta?    la campana-ella    freddo!
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grata
una doppia grata di ruggine e polvere
rami secchi di una pianta parassita che non e' riuscita a sopravviverle
segreti sepolti
forse dolci ricordi di un bambino di sett'anni, la fortuna di una bicicletta da pedalare in piedi era da grandi e al sellino non arrivava, la scatola dei biscotti con la foto del bambino e dentro una penna con lo stantuffo e quel libricino ingiallito e rosicchiato, pieno di parole sbiadite perse nel tempo
forse la cantina buia e umida dove nascondersi, c'erano urla, spari, tanta paura che ancora impregna quelli pareti
forse un rifugio d'amore dove scoprire quello che il campanile dietro l'angolo spacciava per male
forse niente di tutto questo, forse solo una legnaia e un rifugio per topi
forse troppa fantasia
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camminare sotto l'acqua
gocce violente ad appropiarsi dei miei pensieri
scaraventati nella pozzanghera ai miei piedi
risalgono confusi
inzuppandomi in una gelida morsa
non smettere di camminare per impedirgli di penetrare
generare nuovo calore
non smettere di guardare
scattare nuove immagini
e parole come cornice

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foglie corrono, attraversano la strada incuranti del semaforo rosso, assecondano il vento, ci giocano, si eccitano, io non posso muovermi, costretta a cercare di resistergli, devo lasciare che mi ferisca il viso con mille spilli, piegata alla volonta' di quel punto rosso
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sono in quello stato, quello un po' confuso
parole, immagini, pensieri, uno sopra l'altro come lampi di colore che si disegnano nel nulla e svaniscono assorbiti nel grigio indistinto

vibrazioni

vibro
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dopo il famoso cigno appiccica, quello che inquietava i miei pomeriggi di piccola bambina serena e spensierata...
...ricordate il libro di fiabe con annessa musicasetta dove ti raccontavano la storia? ecco il cigno appiccica era dentro uno di quei volumetti e tutte le volte che ascoltavo la storia sfogliando il libro fingendo di leggere e guardando i disegni mi agitavo! non mi piaceva per niente l'idea di rimanere attaccata e incastrata in una lunga fila di persone capeggiata da un cigno... niente nei confronti del cigno, che gia' da piccola trovavo bello, ma l'idea di far parte della sua "coda" umana mi ha sempre fatto paura
ecco dicevo dopo il cigno appiccica che mi torna alla mente ogni volta che passeggio al lago e vede un cigno qualunque, temo che ora ci sara' un altro cigno che ritornera' alla mia memoria: il famoso cigno a righe di porto ceresio!
...un tantino inquientate anche lui con quel completino!

il cigno a righe
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impronta di pensiero     
stavo
pensando che
sarebbe carino
incidere i propri pensieri
sulla suola delle scarpe
e poi portarli in giro liberamente
lasciando tracce e impronte
qua e la'. la classica
impronta nella sabbia,
ma anche quella meno
simpatica nel cemento o
nell'asfalto fresco, quando
ci finisci dentro xche'
nessuno ha messo un
semplice cartello, ma
anche le impronte
nere, umide, lasciate
sul pavimento
pulito quando
per sbaglio
calpesti una
goccia d'acqua
che subito si
vendica. e se
nevica si potrebbero
lasciare impronte di
pensieri anche li'.
resta solo un dubbio:
ma qualcuno leggerebbe
mai i miei
pensieri abbando
nati a
terra?

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a volte penso. poi penso che sarebbe meglio non pensare, ma tant'e' penso e non sono capace di controllarmi. penso che molto di quello che penso sia difficile da capire, ma penso anche che dico molto rispetto a tutto quello che penso, che penso e rimugino e farfuglio tra me e me e tutto il giorno ed e' impossibile dire tutto quello che penso, ma quello che non dico anche se lo penso, non posso sperare che venga capito, ma penso che forse va bene cosi', almeno mi concentro e quello che dico lo dico cercando di far capire quello che penso. pero' ecco spesso molto di quello che penso e non dico alla fine me lo dimentico e allora penso me lo scrivo, ma sono pigra e allora penso e basta. poi penso che forse e' meglio cosi', almeno molto di quello che penso si perde via senza lasciar traccia, che se non fosse mai stato pensato, libero di essere pensato da altri. penso, ma forse sarebbe davvero meglio se pensassi meno. gran brutto vizio
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giallo ocra - apertura

oggi voglio parlarvi di questa foto
(non fate caso che e' storta e non ditemi che potevo raddrizzarla, lo so, ma son pigra e poi e' venuta cosi' e un po' storta quasi mi piace)
allora l'ho scattata perche' buttando un'occhio sugli edifici che inconiciano la piazzetta, questo bel giallo ocra delle persiani, mi ha subito colpita (che sia stato il famose pugno nell'occhio?) e non ho potuto fare a meno di scattare una foto. ma li' per li' non mi ero soffermata molto sui dettagli a parte notare le pesanti tende rosse al secondo piano, che mi han fatto pensare ad una casa signorile, con antiche stanze, scure e sofisticate, poco usate, ma molto curate, e lo stendino pieno di panni al piano superiore in netto contrasto con l'idea di ordine e severita' che avevo avuto poco prima, ecco a parte questo non avevo notato altro. e' stato solo quando ho scaricato la foto che mi sono accorta dell'applicazione pratica del concetto di "apertura verso l'alto". una casa che tende ad aprirsi salendo verso il cielo, sara' in cerca di se? cerchera' un avvicinamento con il suo lato piu' spirituale? sara' in cerca del divino (o di-vino)? questo non lo so, ma mi piace dal basso verso l'alto quel
chiuse-chiuse
aperte-chiuse
aperte-aperte

ecco fatto tutto qui....
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disegno 20080923

recupero pezzi sparsi di vita

ripassare per quella via buia, con il primo freddo che picchia sulle gambe e scoprire che il buio in cui la plastica strappata dalle finestre della vecchia casa in ristrutturazione che mi aveva fatto un po' paura, e' meno buio, ora che dopo pochi mesi la prima finestra a piano terra e' illuminata, non c'e' ancora la tende e si puo' vedere dentro, la cucina nuova ancora perfettamente ordinata, un tavolo rotondo e 4 sedie, ispira una vita che pero' non si vede, un quadro, natura morta

il bagno rilassante molto caldo, per cancellare freddo, stanchezza e ogni pensiero lasciandolo sciogliere e poi evaporare, qualcosa si condensa sullo specchio, ormai sono  difficili da riconoscere

quest'immagine che nasce in fondo al corridoio e dura solo pochi minuti
combinazione casuale di una porta chiusa, una persina abbassata, una pianta d'ufficio e il sole che s'insinua fra di loro
riflessi zen
mi affascina
il mio segreto delle cinque del pomeriggio... fin che dura


guardare immagini e leggere parole mi fa desiderare cose nuove

cose mie
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questa mattina ho riscoperto il piacere del sorgere del sole
non c'e' niente da fare in estate anche appena sveglia il sole e' gia' alto in cielo, li' per li' non me ne rendo conto e godo anche di questo pieno di luce, sicuramente molto meglio dell'inverno dove si svegli che e' ancora tutto buio, pero' questa mattina ho alzato la tapparella e c'era il sole che si alzava lentamente dietro le piante, avvolto in un alone soffice e non ho potuto fare a meno di pensare che e' proprio bello iniziare la giornata cosi'. e' come se fosse tutto rallentato ed e' il lento sorgere del sole che ti porta dolcemente dentro la giornata sfumando in varie tonalita' di rosso e rosa e arancio. e' come essere risvegliati da un delicato bacio, appena sfiorato, qualche carezza per solleticare i sensi e poi avvicinarsi e iniziare a perdersi sententosi una cosa che lentamente rinasce insieme.

e poi leggevo dello strano meccanismo che scatta in alcune persone quando vanno in montagna, la scrittrice ne scriveva ammettendo lei stessa che e' qualcosa che sicuramente non era in grado di descrivere a parole e leggendo la sua storia pensavo a me, non posso paragonarmi alla sua esperienza, ma un piccola "tlack" scatta anche nel mio cervello quando supero una certa quota. non so cos'e', ma quando sono in montagna ad un certo punto e' come se inizia un rapporta speciale tra me e lei, un'attrazione fatale, qualcosa di intimo impossibile da condividere, anche se sono circondata da amici o altre persone che salgono con me, io mi sento oltre, come se il mio sguardo fosse piu' in la' dei miei passi e il mio cuore dentro la roccia che lentamente sale verso il cielo, e' staccarsi dalla realta' e vivere qualcosa di parallelo. non che faccio grandi cose, ma le sensazioni sono uniche e li posso perdermi in un qualcosa che pare quasi mistico

prato mistico




cioe' che e' inquietante attrae fatalmente
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orologio Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.


Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.


Cesare Pavese




ho voglia di madeleinette



l'aria e' pulita e abbastanza fresca, non c'e' umidita' in giro, lo sguardo puo' arrivare lontano cogliendo ogni piccolo dettaglio e nelle mie mattine ci sono profili netti di montagne, il sole che scalda piacevolmente entrando nelle stanze e la luna bianca nel cielo azzurro, sempre un simpatico fantasma




mercoledi' sera a Rovellasca in occasione del Lario Estival

sempre un piacere assistere ad uno Spettacolo (non e' mai solo concerto) di quest'uomo
davide van de sfroos, rovellasca, lario éstival - 20080723
quando meno te lo aspetti puoi apprendere nuovi modi per difenderti dalle zanzere...tipo colpirle con il ghiaccio spray!
davide van de sfroos, rovellasca, lario éstival - 20080723
...o sparargli...
davide van de sfroos, rovellasca, lario éstival - 20080723
...salvo poi accorgersi che era una coccinella e chiederle gentilmente cosa ci faceva in giro ad ora cosi' tarda, lei che un insetto diurno, mentre con un soffio la inviti a fare un nuovo giro
davide van de sfroos, rovellasca, lario éstival - 20080723
e per il resto rimani cosi' ad ascoltare tutto quello che ha da raccontare tra realta' e fantasia,
proprio come al bar, dove il confine tra cio' che e', cio' che vorresti e cio' che sogni,
ogni volta che lo racconti si sposta di un po'
davide van de sfroos, rovellasca, lario éstival - 20080723
davide van de sfroos, rovellasca, lario éstival - 20080723
davide van de sfroos, rovellasca, lario éstival - 20080723
davide van de sfroos, rovellasca, lario éstival - 20080723
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questa e' piu' o meno la visione che ho, del reale aspetto del buio corridoio...

 disegno 20080715
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corridoio buio

mi fa sempre strano percorrerlo per raggiungere la mia porta, pochi metri quadrati di luce, riesco ad immaginarlo come un grosso verme in lento movimento nel nulla, che si nutre di luce tramite celle che sporgono sulla pelle. visto da fuori una pelle liscia e nera ricoperta di postule bianco-giallicce
...e io ne occupo uno e probabilmente lui si alimenta di me
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tira ancora aria da temporale, il cielo e' di un grigio angosciante e le piante e la strada che scende lunga la valle e risale sembrano disegnati su una piastra di metallo, sembra uno di quegli strani disegni che vogliono dare l'illusione di tridimensionalita', ma risultono solo falsi e un po' inquietanti, quasi peggio di quelli che l'oculista ti fa vedere chiedendoti se vedi degli oggetti
oggetti che vedi solo se e' tutto a posto, oggetti che se sono fortunati si staccano e come per magia restano sospesi a qualche centimetro da quel foglio, di alluminio credo, ma che se gli va male, restano imprigionati nel grigio indistinto, incapaci di farsi vedere, oggetti tapezzeria, spalmati sulla superficie, praticamente inesistenti
mi sento oggetto anch'io, o forse a tratti vorrei esserlo per sottrarmi alla vista e confondermi con lo sfondo, rimanere splamata ad osservare indisturbata
sono un po' stanca e un po' agitata, agitata dentro come scossa da un leggero tremero, incapace di muovermi con sicurezza
non mi e' ancora chiaro se sono stanca e l'agitazione che sento e' la reazione chimica del corpo al sonno, lo sforzo di cercare di restare vigile o se sono proprio agitata di mio e tutta questa iperattivita' interna mi sfianca e alla fine mi sento stanca...
ora so che mi vedo nella mia perfetta dualita'
stretta, abbracciata, sprofondata, un po' nascosta
dentro un grande orso di pezza di quelli morbidi
impugnando saldamente un coltello
ben alto pronto a parare, ma anche a sferrara un attacco
solo per intimidire
solo per regalarmi l'illusione di sicurezza
ranicchiata con l'orso a leccarmi le ferite di cui vado fiera
un rivolo di sangue
un dolore sordo
il marchio della battaglia
o quasi una medaglia
a testimoniare a me stessa di averci provato
di non esser fuggita
ma ora voglio solo rifugiarmi sul morbido
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vorrei prendere il mio fustino, quello tondo, quello ricoperto con la carta colorata, quello che un po' profuma ancora di detersivo, con dentro tutti i pezzi di lego, i pezzi della casa, regalo di natale e quelli dell'astronave, regalo di compleanno e poi le ruote e gli omini delle scatolette piccoline, quelle che di tanto molto in tanto riuscivo a rimediare con la scusa di voto speciale o di un lavoretto extra. vorrei ribaltare il fustino e sentire di nuovo il rumore dei blocchetti che come una valanga si riversano e disperdono sul pavimento. pero' mi piacerebbero in una nuova veste, dove ogni blocchetto porta incisa una parola. ogni volta che monto qualcosa di nuovo, avrei una nuova storia da leggere. una storia di parole forse senza senso, ma con tanti versi
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ci sono momenti così, in cui quello che devi fare quello che senti di dover fare, capita così e saltan fuori cose così

parole


e poi ci sono momenti come questa mattina di forti contrasti, di giochi strani di luce, quasi inquietanti, dove sembra ci sia qualcuno nascosto dietro un pesante tendone di nubi di grigi, che lo muove leggermente e ti spia e all'improvviso si tradisce e filtra un fascio di luce, ma guardando in su si vede solo un grigionero mare burrascoso e la luce non si sa dove arrivare e poi all'improvviso una riva verde cosparsa di papaveri rossi, di un rosso esageratamente vivo, di un rosso che non vede sole da giorni e che non sa cosa vuol dire piegarsi e sbiardirsi alla luce e al calore e sembra di attraversare un mondo irreale, un salto spazio temporale dentro un mondo parallelo dove per qualche istante non c'è nessuno e il silenzio è troppo silenzio
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disegno

se proprio proprio volete leggere basta un click sull'immagine
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l'ho trovato sul davanzale della finestra domenica mattina

simbolo lasciato da pioggia e vento per dimostrare che anche se si sono combattuti violentemente durante tutta la notte, sanno essere delicati
...o...
sosta autogrill della famigliola di pidocchi, che con l'ultimo modello di petalo volante, stan cercando di raggiungere la meta della gita fuori porta? (ovviamente il papa' e' rimasto a contrallare il mezzo mentre il resto della famigliola e' a far coda per la pipi' e una rustichella)

petalo di rosa con pidocchio
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oggi va cosi', va di sole e vento leggero che scivola fra i rami, sfiora le foglia, le solletica facendola vibrare leggermente con un sottile piacere, va di sguardo perso a guardar fuori e mente lontana, in riva a un corso d'acqua placido, un lago limpido o un mare  calmo, voglia di parole nuove da leggere, fogli bianchi da riempire con stranezze di colori e parole, va di voglia di ubriacarmi di latte e cacao come si diceva con BuioBlu e farmi dosi di cannella su gelati alla stracciatella, va che vorrei li' oltre quella linea gialla di cui parlavo qualche giorno fa con Cointreau..., va che vorrei essere fuori di qui e mangiarmi un panino camminando passi lenti senza meta, sguardo libero e tempo di fermarmi e fermare in un'immagine tutto il bello che riesco a vedere, va che poi vorrei fermarmi un po' sudata all'ombra di una pianta, appoggiata al tuo petto a riprendere fiato e rubare un po' del tuo, cercare in cielo una nube bianche e fondermi con la sua fantasia per cercare di scoprire cosa sta disegnando sull'immenso foglio azzurro, va che girerei fino a sera, aspettando che il sole cali e di scovare un tavolino a lume di candela, dove mangiare qualcosa di leggero e osservare la luna che si riflette su uno specchio d'acqua immobile, aspetterei che faccia un po' piu' freddo per chiederti di scaldarmi mentre seduti su vecchio scalino osserviamo le stelle come il mondo non ci girasse intorno
va che son qui chiusa in ufficio e che mi hanno appena avvisata che pare che mi hanno clonato il bancomat e chiesto se ero d'accordo se lo bloccavano...
va che mi consolo verificando il programma di un cartello che ho visto questa mattina per sabato 17 maggio che sembra piuttosto interessante

http://www.gam.gallarate.va.it/2007/contenuti/scheda_base.asp?id=228

e con le date delle notti bianche che a quanto pare son fissate:

Como 14 giugno
Varese 28 giugno

va che tra poco vado a pranzo e per raggiungere la mensa da qui si puo' fare una breve passaggiata attraversando il parco
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l'uvamatta me la spalmo sulle labbra
viola vivo, colore di morte
un bacio morbido da regalare
marchio di follia, per potersi riconoscere
ritrovarsi a ballare senza schema
occhi chiusi nella notte
guidati dal calore di un fuoco
confine oltre il quale non danzare
bruciarsi è facile
sensi risvegliata dalla paura
persi nei persi nei tunnel colorati della mente
ascoltando il ritmo dei cuori che battono asincroni
ognuno dentro la propria pazzia
per scrivere un'unica storia
che si leggerà nelle ceneri
all'alba di un nuovo giorno





---- h 18:03

tempo ...passa-tempo

passa tempo

...forse perso
...forse
...forse sprecato
...forse
...forse solo usato per fare altro
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latitanza da lavori forzati...

oggi avrei voglia di scrivere in trasparenza, a dire il vero non so cosa, ma vorrei vedere delle parole scritte qui sulla finestra difronte a me, parole scritte usando pennarelli con punta grossa di tanti colori e altre piccole fatte con un pennarellino sottile e nero e firmerei tutto con  l'impronta della mia mano
ma non si può, sui vetri dell'ufficio non mi pare il caso...

penso a domani e dopo domani:
sabato sera: davide van de sfroos al datch forum
domenica: convegno  :  L’eredità dell’antico Egitto
                    per la prima volta in Italia :
                    Robert Bauval, Andrew Collins, Graham Hancock, Robert Schoch, John Antony West
                    al GRAND HOTEL MICHELANGELO via Scarlatti 33 - MILANO
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cose sparse

bianco e nero
racconta sfumature di vita
una foto


metto in fila i sassi raccolti dalla riva
disegno sulla sabbia un percorso per nessun luogo
un'onda lo confonderà quando ne avrà voglia


osservo il mio fiato condensarsi dentro il bicchiere di plastica
si trasforma in un arcobaleno
la goccia d'acqua rimasta lo attraversa, l'assorbe e lo porta con se
poso la lingua e mi scivola sopra fresca
ho bevuto i colori
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agenda 6 marzo 2008

agenda 6 marzo 2008
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tapparella   a volte le osservo, mai una uguale all'altra
ognuna rotola e srotola ogni giorno il suo segreto
lo mostra a tutti , ma nessuno si ferma a leggerlo
un codice troppo difficile per me
non riesco a capire quello che vorrebbero dirmi





una canzone nuova nuova parla di cielo grigio e un fiume arrabbiato, che le cose si porta via e ricordi fermati in immagini e poche parole da una bambina di 3 anni tornano
un ombrello ribaltato e l'acqua a pochi centimetri dal ponte, il telefono pubblico che non va più e non possiamo sapere se a casa o è partito, i vetri delle finestre e dei bicchieri nella credenza tremano, la luce è solo una candela mezza consumata che illumina una cena che per questa sera è solo latte e biscotti
mio papà fuori sotto l'acqua per sapere com'è la situazione, ogni tanto torna
"il ponte della maria è andato"
poi
"per ora tutto bene, se peggiora passano con le campane ad avvisare che bisogna andare"
poi
"hanno lanciato un masso, che han fatto fatica a sollevarlo, il fiume l'ha trasportato per metri senza che affondasse, come fosse stato un legnetto"
poi
"prendi i soldi, le cose di valore, quello che puoi e andiamo verso la parte alta del paese, lì dicono che è più sicuro"
e poi una casa e un letto sconosciuti per la notte e la luce dei lampi che rigava la stanza penetrando le persiane
e poi ancora nella notte la calma e
"le cose ci sono ancora, l'acqua sta scendendo"
e un mattino di sole, un tè gl'abiti in più lasciati ad altri ospiti della stessa casa, che la casa non l'avevano più
e la radio unico mezzo di comunicazione, con i messaggi per cercare i dispersi
"andiamo anche noi"
e poi lo vedo arrivare, a piedi
poi
poi racconterà che la macchina l'ha abbondonata fuori dalla galleria, che è scappato verso l'alto aiutato da gente che conosceva la montagna e chi non ha voluto andare, è stato trascinato via
poi giorni dopo, camminare tra le macerie, un cumulo di terra dove spuntano piatti e forchette, un ristorante
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caramelle gommose: non so perchè, ma le mie preferite sono quelle con il sotto bianco, presente tipo il coccodrillo, rosso o verde sopra e con la pncia bianca? quella specie di spugnette un pò più morbida che sta sotto la parte colarata e trasparente? mi è sempre piaciuto affondare i denti nella parte morbida cercando di lasciare intatto il resto
strano il modo in cui mangio, non me rendo conto, ma spesso seguo un rito, diverso per ogni cosa, scelgo, scompongo, ordino, mischio, seguendo la mia regola
poi mi piacciono quelle alla liquirizia con il ripieno colorato


e poi capita di ridere fino alle lacrime e c'è che è bello


e torna il sole e ogni cosa evapora nei primi raggi del mattino, sembra un atto di purificazione
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forse ha smesso di piovere e non sarebbe male. questa sera dobbiamo trasportare una brandina con materasso e sotto l'acqua non sarebbe bello
se guardo dalla finestra la vista è un pò inquietante, sembra il preludio ad un film horror: il buio sta scendendo e vedo solo rami spogli, mossi dal vento che s'insinua nel fitto del bosco. tra poco sarà tutto nero e non potrò più vedere quello che si muove intorno
vorrei tubetti di colore e uscire a colorare le pozzanghere (magari è un atto di vandalismo) e dedicarle a chi voglio bene
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osservava cadere le foglie
le braccia incrociate, strette intorno alle spalle, si difendeva dal primo freddo che si faceva beffe del vetro
voleva resistere senza vestirsi
appoggiava le ginocchia al termosifone e solo quando non ne poteva più scattava sull'attenti raddrizzando le gambe, concedendosi un pò di sollievo
sembrava concentrata su qualcosa di importante
sensazioni a colori: rosa, azzurro, blu, giallo, arancio
guardava in bianco e nero
osservava le foglie cadere, ne sceglieva una e cercava di non perderla di vista, anche quando toccava terra e provava a confondersi con le altre
qualche istante e poi di nuovo gl'occhi verso l'alto a scegliere una nuova traittoria da seguire
un uccellino a distrarre il suo compito
l'occhio corre da sinistra a destra, dalla collina verso il lago e s'interrompe sullo stipite un pò scrostato
la colpisce una scheggia
fine sottile, vorrebbe toccarla: chissà se si stacca o se cede la pelle e si lascia penetrare
una goccia di sangue da assaggiare distrattamente
rosso
sapore di vita
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camminando con gl'occhi e le orecchie

un filo teso nel nulla
retta all'infinito
acciaio solido
puoi ascoltare il suo invisibile vibrare

battare incessante
dentro il bosco rumore inconfondibile di pioggia
stupore di un temporale che non bagna
solo l'ultimo saluto di foglie che cadono
poi sarà solo scricchiolare di rami

contrasti naturali

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